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Facebook e il giornalismo

[FONTE: Corriere.it - Mediablog ]

Credo di essere l'unica persona che frequento che non ha un profilo su Facebook.
Facebook non mi è mai piaciuto. 

Sarà quel proclamarsi amici con una facilità che mi puzza di falso. O la noia per un certo mettersi in rete che mi ha già stufato da un pezzo. Non lo so.

Fattostà che con una certa supponenza pensavo che, a differenza di altri social media come Twitter, Facebook non sarebbe stato un veicolo particolarmente innovativo per fare informazione. 

E invece stamattina leggo sul Corriere.it un post del suo direttore, Marco Pratellesi, con questo titolo: "Il giornalismo d'inchiesta salvato da Facebook". Nientemeno.

Con un bel racconto dal di dentro, cioè proprio dalla nuova sede di Facebook a Palo Alto, California, Pratellesi fa una serie di considerazioni interessantti sul fenomeno, che è il caso di andarsi a leggere per intero sul suo mediablog

In particolare osserva come molti giornalisti usino Facebook per lavoro e alcuni per lanciare delle inchieste, discuterne e raccogliere informazioni dai lettori. Insomma un modo per rilanciare il giornalismo d'inchiesta che però non è per niente nuovo, o meglio è quell'interazione tra giornalisti professionisti e citizens che da molti esperti, e non da ieri, è ritenuta la forma più promettente di giornalismo partecipativo. Che sia su Facebook o su qualunque altra piattaforma messa a disposizione dalle nuove tecnologie per interagire e scambiarsi informazioni.

Mentre il post di Pratellesi mi sembra confermare indirettamente l'impressione che Facebook possa essere un veicolo estremamente efficace e nuovo per il marketing e la comunicazione d'impresa. Anche se il prodotto è l'informazione. Leggo infatti l'esempio dell'Huffington Post che "grazie alla presenza su Facebook, ha incrementato del 500% i propri contatti con una crescita degli utenti del 50%".

In ogni caso, mi sa che forse è arrivato il momento di farmi un giro su Facebook.

26/2/2010, TCJ

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