The Citizen Journalist

da Zapruder a mia zia


Intervista di Marcello Mencarini a Mauro Paissan,
componente del Garante per la protezione dei dati personali,
pubblicata sul n. 2 di Makadam*, novembre 2003

[ *Makadam - un'idea di Marcello Mencarini e Michele Neri - è stato il primo mensile realizzato con foto scattate con il cellulare e inviate dai lettori, pubblicato dal 2003 al 2005 ]


Siamo garanti non censori

Regole e precauzioni per fotografare nel rispetto della privacy, raccontate da chi se ne intende.
Abbiamo incontrato Mauro Paissan, componente del Garante per la protezione dei dati personali.

In quali casi serve l'autorizzazione scritta per fotografare qualcuno e pubblicarne l'immagine?
Quasi mai. Soprattutto quando c'è di mezzo l'attività giornalistica o equiparata. L'autorizzazione serve soltanto quando trasmetto dati sensibili. Sono considerati dati sensibili le informazioni riguardanti la fede, la salute, l'etnia, le scelte politiche e l'orientamento sessuale. Il consenso serve solo quando parlo di questi argomenti. Per il resto no. Ad esempio se io ho una tessera politica di un partito, questa non può essere fotografata e pubblicata su un giornale senza il mio consenso. Un altro esempio. Il mio ufficio dà su Piazza Montecitorio. Se io scatto una foto dalla finestra e nella mia immagine vengono riprese le persone che sono nella piazza io non violo la loro privacy e quindi non ho bisogno della loro autorizzazione per pubblicare quell'immagine. Diverso è se due di quelle persone si stanno baciando e nella mia fotografia si vede il gesto e sono riconoscibili.

[ nella foto: Mauro Paissan nella sede del Garante in piazza Montecitorio 121, a Roma ]

E se riprendiamo dei bambini? Un gruppo di bambini che gioca in un asilo...
Se il mio scopo è quello di illustrare come i bambini vivono in asilo, come sono felici, come giocano io non vedo problemi per pubblicare quell'immagine.

Quindi non serve l'autorizzazione del genitore? No, no. Diversamente se io faccio una foto davanti al Bambin Gesù, l'ospedale romano che cura i minori, io chiedo dieci consensi ai genitori prima di pubblicarla. Questo perchè fotografandolo davanti all'insegna dell'ospedale è un modo indiretto per dire che è un bambino malato e perciò in quel caso dico di no.

Quindi fotografare bambini non è vietato? Mi spieghi meglio. Io posso tranquillamente riprendere dei bambini che giocano in un parco e pubblicarli in un giornale? Senza nessuna autorizzazione?
Si, assolutamente sì! In questo caso non vedo proprio quale problema ci sia. Importante è non usare foto di bambini per illustrare servizi sugli adulti. Una cosa è che io riprendo, ad esempio, un politico che gioca al parco con il figlio. Una cosa diversa è che mi intrufolo nella scuola del figlio e faccio la foto a questo bambino isolato e poi la pubblico dicendo che questo è "il figlio di" e ti sbatto la faccia del minore nel servizio. Su questo ultimo caso io avrei dei problemi...

E il viso di un bambino estrapolato dal contesto?
Dipende molto da cosa voglio illustrare con quella faccia. Se pubblico la faccia di un bel bambino per illustrare un servizio sull'infanzia violata, capirà che è un uso abnorme di quell'immagine. E' come se dicessi che quello è un bambino violato. Se invece voglio illustrare come la scuola funziona in Italia e pubblico facce di bambini allora non c'entra più nulla la privacy. Potrebbe però scattare un altro problema, che non riguarda quest'ufficio, che è il diritto d'autore. Si potrebbe sostenere che anzichè pagare un piccolo fotomodello sono andato in una scuola, ho rubato un'immagine e l'ho usata come illustrazione di un servizio. Ma le ripeto, sarebbe un problema di diritti d'autore, non certo di violazione della privacy.

E se riprendo personaggi noti?
Se ripresi durante eventi pubblici non c'è problema e anche nei momenti privati il personaggio pubblico ha molte meno tutele e protezioni delle persone normali. Naturalmente devo sempre rispettare la dignità della persona. Non è che posso ritrarla mentre è al bagno o in altre situazioni del genere e devo sempre stare molto attento quando si parla di salute e di sesso. Ma anche in questi casi per i personaggi pubblici ci sono delle eccezioni. Infatti anche in questi casi se le immagini hanno una relazione con la loro attività le cose cambiano. Le racconto un caso da manuale. Un politico di una grande città, che si segnala particolarmente per la battaglia contro gli extracomunitari, è stato sorpreso dai vigili urbani in macchina con un viado. Cosa assolutamente leggittima e che permetterebbe, se fosse capitata a un comune cittadino, di invocare il rispetto della privacy e quindi la non diffusione della notizia. Questo non vale per il politico che si espone proprio su questo tema. In questo caso io sono infatti legittimato a svelare anche questo suo aspetto privato perché mi serve a metterlo in contraddizione con la sua campagna politica.

Fotocamere e telefonini rispondono alle stesse norme? Non facciamo distinzione tra fotocamere, telecamere e telefonini. A noi interessa cosa si fa con questi strumenti. Il telefonino è assimilabile agli altri mezzi con un di più. Una invasività maggiore. Io cittadino che ho davanti a me qualcuno che maneggia un cellulare non sono automaticamente informato che quello mi sta facendo una foto. Questo, unito a una potenzialità di diffusione massiccia se poi la mette in rete, rappresenta una maggiore pericolosità.

Io le ho portato delle foto (si tratta di immagini di Robert Doisneau, Tazio Secchiaroli, Robert Capa, Henri Cartier Bresson, Nick Ut) che a diverso titolo hanno segnato tappe importanti nella storia della fotografia e di questa epoca. La legge sulla privacy permetterebbe di fare queste foto?
Tutte. Sono tutte lecite. Anche quella con la famosa Aiché Nana che si esibisce nuda.

E gli spettatori. Non potrebbero protestare?
No, perché sanno benissimo di essere fotografati. Noi abbiamo dei ricorsi di alcune signore che si lamentavano di essere state riprese durante uno spettacolo di spogliarello maschile. Gli abbiamo risposto che erano andate in un luogo pubblico, in un teatro, a vedere quello spettacolo e non è che erano state riprese nella stanza da letto mentre guardavano un uomo. Così abbiamo respinto il ricorso.

La foto di Henri Cartier Bresson del bambino con le bottiglie?
Se questa foto fosse utilizzata e sparata nella prima pagina de L'Espresso per illustrare l'alcolismo infantile la stessa foto cambierebbe natura. In quel caso sarei contrario alla pubblicazione perchè significherebbe inchiodare questo ragazzo. Ma se questa foto si limita ad esprimere la bellezza di un bambino felice come mi pare oppure la vita di un quartiere non ci sono problemi.

E la bambina vietnamita che fugge dal napalm?
Serve per descrivere una situazione storica drammatica. Anche certe foto delle Twin Towers possono essere state pesanti per chi si e visto ritratto, ma il diritto di cronaca deve prevalere. Certo se vedo un corpo fatto a pezzi dico che il diritto di cronaca non può arrivare a tanto perche si deve salvaguardare la dignità anche del cadavere, ma se è rispettosa della dignità e non indulge sulla nudità della bambina per quanto ci riguarda sarebbe permessa la pubblicazione. Di questa come di tutte le altre foto che mi ha mostrato.

Ma allora contro di voi si fa terrorismo? Il senso comune vi paragona spesso a rigidi censori. Si dice che limitate la libertà di espressione. Sono meravigliato...
Questa la considero una leggenda metropolitana contro la quale abbiamo appena pubblicato un libro. Spesso noi veniamo utilizzati come schermo per nascondere altre cose. Innanzi tutto il diritto d'autore. Le paure che hanno in questo momento i fotografi non riguardano solo la privacy, riguardano il fatto che, come succede negli Stati Uniti, molti cittadini che si vedono ritratti provano a farsi dare un po' di soldi. Ma soprattutto veniamo utilizzati contro la trasparenza. Molti poteri si rifiutano di dare informazioni giustificandosi con la legge sulla Privacy. Per il 99,98% delle volte è una balla. E' che non vogliono dare informazioni.


Il consiglio a Makadam
Visto che avete questo strumento vorrei consigliarvi un settore di intervento. Documentare i disastri ambientali che ci sono in giro a partire, magari, dallo sfacelo indotto dal condono edilizio. Così facendo si potrebbe unire una piccola battaglia civile alla voglia di fare fotografie.

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